Ti ho già parlato della manovra finanziaria quando abbiamo affrontato il discorso dell’aumento dell’aliquota ordinaria del 21% (guarda qui l’elenco di prodotti e servizi coinvolti nella maggiorazione).
Oggi vogliamo, però, affrontare un argomento molto più delicato che riguarda la maggior parte dei lavoratori indipendenti – liberi professionisti, consulenti, artigiani – che hanno da poco avviato un’attività, scegliendo di posizionarsi fiscalmente nel cosiddetto regime dei minimi.
Dal primo gennaio 2012 il regime dei minimi sarà riservato esclusivamente alle persone fisiche che intraprendono o hanno intrapreso un’attività d’impresa o un lavoro autonomo a partire dal 2008.
Chi avvia un’attività può usufruire del regime agevolato per quattro anni, cinque se ha meno di 35 anni di età.
Non può, invece, usufruire del regime agevolato – come riporta Pmi.it chi ha esercitato nei 3 anni precedenti attività d’impresa, artistica o professionale, neanche in forma associata o familiare.
Allo stesso modo la nuova attività non deve essere la trasformazione di un’attività svolta precedentemente come dipendente o autonomo, con l’eccezione dello stage o il praticantato.
Quali sono le conseguenze di questa Riforma?
A tale proposito ti riportiamo il commento dell’autorevole blog Iva sei Partita che spiega:
Immaginiamo un architetto sopra i 35 anni, titolare di partita iva dal 2007, in possesso dei requisiti di contribuente minimo e che attualmente possa contare su un reddito lordo annuo pari a 15.000,00 €. Molto probabilmente emetterà dodici fatture a cadenza mensile di 1250,00 € al suo “unico cliente”. Considerando l’attuale regime dei contribuenti minimi, proviamo a fare due conti in tasca al nostro amico. Bisognerà detrarre il 20% (aliquota sostitutiva IVA, IRPEF, IRAP e addizionali locali), il 12,5% per il contributo soggettivo inarcassa,365,00€ per il contributo integrativo minimo e 74,00€ per il contributo maternità. La retribuzione netta annuale sarà di 9686,00€ pari a 807,17€ mensili. Il tutto ovviamente, senza ferie, malattie, permessi, TFR e quant’altro.
Potremmo fermarci qui e discutere su come sia possibile vivere, o avere prospettive di vita con tali risorse, o sul perché il lavoro subordinato, che gran parte di noi svolge presso gli studi professionali, non debba essere regolamentato dal CCNL per i dipendenti degli studi professionali così come avviene negli altri settori lavorativi. Ma la Finanziaria incombe e quindi non divaghiamo. Con il passaggio al regime ordinario i conti in tasca del nostro amico cambiano. Al reddito di 15000 € sarà prima aggiunta e poi sottratta (in sede di versamento) la quota IVA pari al 20% e quindi 3000,00€. Inoltre vanno detratte:
IRPEF (23,0%): 3450,00€
Addizionale IRPEF (esempio Napoli 0,5%): 75,00€
Contributo soggettivo Inarcassa (12,5%): 1875,00€
Contributo minimo integrativo: 365,00€
Contributo maternità: 74,00€
Con una retribuzione annua di 9161,00 € pari a 763,42 € mensili.
In definitiva si avrà una perdita annuale di 525,00€ pari a 43,75 € mensili (-5,7%).
L’incidenza sembra minima, ma considerando anche l’applicazione degli studi di settore, non c’è da essere allegri. Inoltre i colleghi giovani che usufruiranno dell’aliquota sostitutiva del 5% per 5 anni potranno chiedere retribuzioni scontatissime falsando inevitabilmente il mercato.